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VIOLENZA DI GENERE: BORSE DI STUDIO PER TESI DI LAURA PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
Giovedì 18 Agosto 2016 18:27

L'Istituto Arturo Carlo Jemolo bandisce 2 BORSE DI STUDIO PER LA REALIZZAZIONE DI TESI DI LAUREA SULLA "VIOLENZA DI GENERE" per laureande/i delle università del Lazio in collaborazione con l'Assessorato Regione Lazio Lavoro, Pari Opportunità, Personale.


Le domande dovranno pervenire entro le ore 12 del 30 settembre 2016 secondo le modalità descritte sul bando.

http://www.jemolo.it/jemolo/?vw=bandidettaglio&idbando=78

Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Agosto 2016 18:34
 
L’IMMAGINE DELLA DONNA NELLA PUBBLICITÀ ITALIANA PDF Stampa E-mail
Scritto da Cotrina Madaghiele   
Giovedì 04 Agosto 2016 16:09

Camminare per le strade delle nostre città significa posare lo sguardo sulle affissioni che ne rivestono i muri. In esse, come nella maggior parte delle campagne pubblicitarie attuali, protagonista è la donna, o meglio è l’immagine che di essa ci restituisce quella fabbrica di sogni e d’illusioni che è la pubblicità[1].


La pubblicità è stata una delle prime forme di comunicazione di massa ad essere analizzata e criticata nella rappresentazione dei ruoli sessuali.


La pubblicità non consiste tanto nel descrivere un mondo reale, ma piuttosto nel creare un modo di essere un soggetto, sollecitare una certa idea di sé. La pubblicità, come la vediamo nella tv oppure nelle riviste, ha come scopo primario quello di vendere prodotti.

In realtà però succede molto di più: vengono trasmessi intenzionalmente anche valori, immagini, concetti di amore e sessualità, di successo e romanticismo, aspetti che creano ideali e definiscono quindi cosa siamo e cosa dovremo essere.


Cosi la donna già da ragazza impara che deve spendere un’immensa quantità di tempo, energia e soprattutto soldi sforzandosi per poter raggiungere questo ideale di donna, e vergognarsi quando invece non rappresenta o raggiunge questo ideale.


Molte ricerche hanno dimostrato che le immagini di donne idealizzate non solo influiscono negativamente sull’autostima femminile, ma influiscono anche sulla percezione che gli uomini hanno sulle donne.


Cosi la donna nella pubblicità appare come un oggetto ed è trasformata in una proiezione del desiderio dell’uomo.


È un dibattito che dura da anni, quello sulla donna e il suo corpo visti come oggetti, negli spot così come negli show televisivi.

I media continuano a veicolare immagini lesive della dignità della donna, soprattutto nella pubblicità. Dalla seducente alla stupida, alcune campagne diventano sempre più lesive nei confronti dell’immagine femminile.

 


[1] Papakristo P.C., Strega o madonna: l’immagine della donna nella pubblicità italiana in Sobrero R., (a cura di), Quando la comunicazione è attenta al genere, Collana Comunicazione Sociale, volume 1, Milano 2014

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 04 Agosto 2016 16:19
 
BANDO COMUNE ROMA AFFIDAMENTO E GESTIONE CASE PER DONNE VITTIME DI VIOLENZA PDF Stampa E-mail
Scritto da Cotrina Madaghiele   
Mercoledì 13 Luglio 2016 17:33

Sul sito del Comune di Roma è stato pubblicato l'avviso per l’affidamento e la gestione delle Case Rifugio e della Casa per la semiautonomia destinate all’accoglienza e all’ospitalità per donne sole e/o con figli minori vittime di violenza e/o maltrattamenti.

Le richieste di interesse dovranno pervenire entro e non oltre la data del 20.07.2016

 

Per info: http://www.comune.roma.it/resources/cms/documents/CaseRigugio.pdf


Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Luglio 2016 17:38
 
LE RESISTENZE ALL'USO DEL GENERE GRAMMATICALE FEMMINILE PDF Stampa E-mail
Scritto da Cotrina Madaghiele   
Lunedì 20 Giugno 2016 15:47

 

Le resistenze all’uso del genere grammaticale femminile per molti titoli professionali o ruoli istituzionali ricoperti da donne sembrano poggiare su ragioni di tipo linguistico, ma in realtà sono, celatamente, di tipo culturale; mentre le ragioni di chi lo sostiene sono apertamente culturali e, al tempo stesso, fondatamente linguistiche.


Un uso più consapevole della lingua contribuisce a una più adeguata rappresentazione pubblica del ruolo della donna nella società, a una sua effettiva presenza nella cittadinanza e a realizzare quel salto di qualità nel modo di vedere la donna che anche la politica chiede oggi alla società italiana. E il linguaggio è uno strumento indispensabile per attuare questo processo: quindi, perché tanta resistenza a usarlo in modo più rispettoso e funzionale a valorizzare la soggettività femminile[1]?


Le parole sono il mezzo con cui rivestiamo i nostri pensieri e li rendiamo disponibili agli altri. È infatti attraverso il linguaggio che comunichiamo, esprimiamo concetti, sentimenti, intenzioni e, come ben sappiamo, la lingua è una cosa viva che si modifica con il tempo e con le influenze che derivano dalla società[2].


La società nella quale viviamo si è modificata, si modifica e si modificherà ancora e occorre che il nostro linguaggio sia in grado di mettere l’accento anche, e talvolta soprattutto, sulle nuove realtà che nascono e si consolidano. Professioni e funzioni che sono state per anni di esclusivo dominio maschile sono invece oggi rivestite da uomini e donne indifferentemente e, anche se siamo molto lontani dal vivere in una società che dà pari opportunità a entrambi i generi, ci sembra doveroso che anche il linguaggio che comunemente usiamo esprima questa nuova realtà.


Le parole designano cose e persone, eventi e stati di fatto; spesso inconsciamente, attraverso il linguaggio attribuiamo loro una connotazione non neutra. Attraverso il linguaggio non ci limitiamo a descrivere l’esistente ma contribuiamo, talvolta, alla costruzione e al rafforzamento di vecchi e nuovi stereotipi culturali. La lingua rispecchia la cultura della nostra società[3].


La lingua può creare realtà ed essere un potente motore di cambiamento.

 

Cotrina Madaghiele


 


[1] Robustelli C., Infermiera sì, ingegnera no? in http://www.accademiadellacrusca.it/en/speakers-corner/infermiera-s-ingegnera

[2] Robustelli C., Linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo, Progetto Genere e linguaggio. Parole e immagini delle comunicazione, Firenze 2012, pag. V

[3] Robustelli C., Linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo, Progetto Genere e linguaggio. Parole e immagini delle comunicazione, Firenze 2012, pag. VII

Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Giugno 2016 15:52
 
IL DRAMMA DELLA VIOLENZA PDF Stampa E-mail
Scritto da Cotrina Madaghiele   
Lunedì 30 Maggio 2016 12:42

(Tiziano, Sesto Tarquinio e Lucrezia)

 

Sono tante, tantissime le donne uccise per mano di uomini. In Italia, ma non solo. Le vittime sono di ogni età, religione, razza, Paese, classe sociale.


Poi ci sono quelle uccise da mariti, ex mariti, fidanzati, ex fidanzati, padri, compagni, ex compagni. È il dramma della violenza legato "all’amore che finisce", la violenza che avviene all’interno di una relazione sentimentale.

La violenza domestica non viene ancora percepita come un crimine ma come una questione privata.

Invece questi sono delitti, omicidi di una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna, in quanto donna.


La violenza di genere riguarda soprattutto i contesti in cui le donne sono più libere di scegliere della propria vita. Il fenomeno cresce con l’aumentare dell’emancipazione, cresce quando le donne si rendono autonome attraverso il lavoro, cresce quando le donne scelgono di lasciare un uomo che non amano più.

Si tratta, in ogni caso, di uomini dalla personalità fragile, di menti fragili e per niente evolute per cui infliggere la morte alla donna che li ha lasciati è averne il possesso supremo.

Predomina l’idea maschile di relazione con le donne basata sul possesso e sulla subordinazione femminile al potere maschile, ossia una visione proprietaria e distruttiva degli affetti.

Questa categoria risulta essere estremamente varia includendo uomini di tutte le età, etnie e classe sociale. Vi si trovano uomini già segnati da biografie di privazioni e violenze, sia soggetti di ceti alti.

Il profilo di personalità rivela spesso una persona estremamente dipendente dalle relazioni intime (bisogno inconsciamente negato e rimosso) e timorosa di essere abbandonata, ma incapace di mantenere relazioni a causa della rabbia e dell'impulsività.

 

Complice di tutto questo è il contesto sociale patriarcale. Nonostante i profondi cambiamenti socio-culturali, le forme di comunicazione in famiglia tendono ancora a sottolineare la differenza di genere secondo immagini stereotipate: si incoraggiano atteggiamenti, comportamenti e ruoli ritenuti più adatti per un maschio o per la femmina.

 

Anche il sistema scolastico può essere responsabile e portatore di stereotipi di genere: i bambini sono incentivati a esprimere forza, razionalità, oggettività, creatività, ad aspirare a ruoli di rilievo mentre alle bambine sono richieste tranquillità, passività, soggettività, docilità, aspirazione a ruoli privati e educativi, dedizione alla famiglia.

 

Cosa fare. Il cambiamento deve venire dalla cultura, dall’educazione, dalle leggi, dall’insegnamento alla parità dei sessi e al rispetto reciproco, dalla promozione, nel mondo della ricerca scientifica, nella scuola e in tutto il percorso formativo, di una cultura rispettosa della dignità di donne e uomini.

 

Cotrina Madaghiele
Presidente Associazione Genere Femminile

Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Maggio 2016 15:29
 
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