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LE RESISTENZE ALL'USO DEL GENERE GRAMMATICALE FEMMINILE PDF Stampa E-mail
Scritto da Cotrina Madaghiele   
Lunedì 20 Giugno 2016 15:47

 

Le resistenze all’uso del genere grammaticale femminile per molti titoli professionali o ruoli istituzionali ricoperti da donne sembrano poggiare su ragioni di tipo linguistico, ma in realtà sono, celatamente, di tipo culturale; mentre le ragioni di chi lo sostiene sono apertamente culturali e, al tempo stesso, fondatamente linguistiche.


Un uso più consapevole della lingua contribuisce a una più adeguata rappresentazione pubblica del ruolo della donna nella società, a una sua effettiva presenza nella cittadinanza e a realizzare quel salto di qualità nel modo di vedere la donna che anche la politica chiede oggi alla società italiana. E il linguaggio è uno strumento indispensabile per attuare questo processo: quindi, perché tanta resistenza a usarlo in modo più rispettoso e funzionale a valorizzare la soggettività femminile[1]?


Le parole sono il mezzo con cui rivestiamo i nostri pensieri e li rendiamo disponibili agli altri. È infatti attraverso il linguaggio che comunichiamo, esprimiamo concetti, sentimenti, intenzioni e, come ben sappiamo, la lingua è una cosa viva che si modifica con il tempo e con le influenze che derivano dalla società[2].


La società nella quale viviamo si è modificata, si modifica e si modificherà ancora e occorre che il nostro linguaggio sia in grado di mettere l’accento anche, e talvolta soprattutto, sulle nuove realtà che nascono e si consolidano. Professioni e funzioni che sono state per anni di esclusivo dominio maschile sono invece oggi rivestite da uomini e donne indifferentemente e, anche se siamo molto lontani dal vivere in una società che dà pari opportunità a entrambi i generi, ci sembra doveroso che anche il linguaggio che comunemente usiamo esprima questa nuova realtà.


Le parole designano cose e persone, eventi e stati di fatto; spesso inconsciamente, attraverso il linguaggio attribuiamo loro una connotazione non neutra. Attraverso il linguaggio non ci limitiamo a descrivere l’esistente ma contribuiamo, talvolta, alla costruzione e al rafforzamento di vecchi e nuovi stereotipi culturali. La lingua rispecchia la cultura della nostra società[3].


La lingua può creare realtà ed essere un potente motore di cambiamento.

 

Cotrina Madaghiele


 


[1] Robustelli C., Infermiera sì, ingegnera no? in http://www.accademiadellacrusca.it/en/speakers-corner/infermiera-s-ingegnera

[2] Robustelli C., Linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo, Progetto Genere e linguaggio. Parole e immagini delle comunicazione, Firenze 2012, pag. V

[3] Robustelli C., Linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo, Progetto Genere e linguaggio. Parole e immagini delle comunicazione, Firenze 2012, pag. VII

Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Giugno 2016 15:52
 
IL DRAMMA DELLA VIOLENZA PDF Stampa E-mail
Scritto da Cotrina Madaghiele   
Lunedì 30 Maggio 2016 12:42

(Tiziano, Sesto Tarquinio e Lucrezia)

 

Sono tante, tantissime le donne uccise per mano di uomini. In Italia, ma non solo. Le vittime sono di ogni età, religione, razza, Paese, classe sociale.


Poi ci sono quelle uccise da mariti, ex mariti, fidanzati, ex fidanzati, padri, compagni, ex compagni. È il dramma della violenza legato "all’amore che finisce", la violenza che avviene all’interno di una relazione sentimentale.

La violenza domestica non viene ancora percepita come un crimine ma come una questione privata.

Invece questi sono delitti, omicidi di una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna, in quanto donna.


La violenza di genere riguarda soprattutto i contesti in cui le donne sono più libere di scegliere della propria vita. Il fenomeno cresce con l’aumentare dell’emancipazione, cresce quando le donne si rendono autonome attraverso il lavoro, cresce quando le donne scelgono di lasciare un uomo che non amano più.

Si tratta, in ogni caso, di uomini dalla personalità fragile, di menti fragili e per niente evolute per cui infliggere la morte alla donna che li ha lasciati è averne il possesso supremo.

Predomina l’idea maschile di relazione con le donne basata sul possesso e sulla subordinazione femminile al potere maschile, ossia una visione proprietaria e distruttiva degli affetti.

Questa categoria risulta essere estremamente varia includendo uomini di tutte le età, etnie e classe sociale. Vi si trovano uomini già segnati da biografie di privazioni e violenze, sia soggetti di ceti alti.

Il profilo di personalità rivela spesso una persona estremamente dipendente dalle relazioni intime (bisogno inconsciamente negato e rimosso) e timorosa di essere abbandonata, ma incapace di mantenere relazioni a causa della rabbia e dell'impulsività.

 

Complice di tutto questo è il contesto sociale patriarcale. Nonostante i profondi cambiamenti socio-culturali, le forme di comunicazione in famiglia tendono ancora a sottolineare la differenza di genere secondo immagini stereotipate: si incoraggiano atteggiamenti, comportamenti e ruoli ritenuti più adatti per un maschio o per la femmina.

 

Anche il sistema scolastico può essere responsabile e portatore di stereotipi di genere: i bambini sono incentivati a esprimere forza, razionalità, oggettività, creatività, ad aspirare a ruoli di rilievo mentre alle bambine sono richieste tranquillità, passività, soggettività, docilità, aspirazione a ruoli privati e educativi, dedizione alla famiglia.

 

Cosa fare. Il cambiamento deve venire dalla cultura, dall’educazione, dalle leggi, dall’insegnamento alla parità dei sessi e al rispetto reciproco, dalla promozione, nel mondo della ricerca scientifica, nella scuola e in tutto il percorso formativo, di una cultura rispettosa della dignità di donne e uomini.

 

Cotrina Madaghiele
Presidente Associazione Genere Femminile

Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Maggio 2016 15:29
 
L'ASSOCIAZIONE GENERE FEMMINILE INTERVISTA MICHELA DI BIASE, CANDIDATA PD AL CONSIGLIO COMUNALE PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
Lunedì 30 Maggio 2016 15:19

L'ASSOCIAZIONE GENERE FEMMINILE INTERVISTA MICHELA DI BIASE, CANDIDATA PD AL CONSIGLIO COMUNALE.

Ad una settimana dal voto per le elezioni amministrative 2016 al Comune di Roma, abbiamo chiesto a Michela Di Biase, candidata PD all'Assemblea Capitolina per Giachetti Sindaco, di avviare con noi una riflessione su alcune questioni "femminili".


D - Negli ultimi anni, la presenza delle donne in politica è fortemente aumentata. Secondo te a cosa è dovuto questo fenomeno?

R - Sappiamo bene che il numero delle donne elette ha continuato a essere significativamente più alto. Merito sicuramente della legge sulle quote di genere, ma anche – e soprattutto – della maggior competenza delle donne impegnate nell’attività politica, quotidianamente, con passione e forza di volontà. Non c'è dubbio che, oltre alla competenza, conti la rappresentatività: per esempio il fatto che le donne siano adeguatamente rappresentate tra le fila degli eletti.


D - Roberto Giachetti, candidato del centrosinistra a sindaco di Roma, ha sottolineato l'importanza della battaglia culturale contro la violenza di genere e ha fatto appello ai suoi sostenitori per attivarsi nei loro quartieri e per lanciare questo messaggio in tutta la città.

In che modo Roma può essere una città a portata di donna?

R - I recenti fatti di cronaca nella nostra città rivelano come, ancora oggi, la violenza sulle donne sia un fenomeno le cui motivazioni nascono da lontano. Le molteplici trasformazioni culturali e sociali avvenute negli ultimi decenni, non sono state accompagnate da un adeguato cambiamento dei rapporti tra i generi. Si tratta di un problema culturale, della scarsa sensibilizzazione e informazione sulle drammatiche dinamiche che troppo spesso sfociano nelle tragedie davanti alle quali restiamo senza fiato.

Le soluzioni talvolta prospettate, in alcuni casi, appaiono piuttosto folkloristiche: “le violenze sessuali si evitano mettendo più punti luci nelle città”, “le donne dovrebbero evitare di provocare con il loro abbigliamento”, “le donne non dovrebbero uscire la sera”.

Certo, la sicurezza potrebbe essere data da una maggiore illuminazione delle strade, dalle telecamere, ma è più opportuno parlare di battaglia culturale e quindi di prevenzione e di educazione alla parità dei sessi e al rispetto reciproco.


D - I cittadini come possono essere coinvolti in questa azione di prevenzione?

R - È fondamentale sensibilizzare i cittadini sul problema, dobbiamo tutti essere vigili, ascoltare, segnalare, non girarci dall'altra parte, affinché diventiamo tutti protagonisti di una lotta alla prevenzione. La recente tragedia di Sara, la 22enne che ha chiesto vanamente aiuto alle auto che passavano mentre il suo ex fidanzato stava per ucciderla, deve allarmare tutti. Non possiamo far finta di nulla, dobbiamo reagire, farci sentire, intervenire e segnalare.


D - L'Associazione Genere Femminile, fin dalla sua fondazione, considera molto importante la funzione dei Centri di Ascolto, creati all'interno di associazioni, per incontrare, ascoltare e aiutare le persone che vivono situazioni di disagio o di difficoltà, finalizzata a contribuire alla diffusione di una cultura della solidarietà. In particolare i “Centri Ascolto Donna” offrono ascolto e consulenza psicologica e legale volte ad analizzare la domanda di aiuto ed a definire un percorso di sostegno all'uscita dai problemi che alcune donne vivono.

R - L'indignazione e le segnalazioni di migliaia di cittadini nei confronti della situazione di anarchia in cui versa la città di Roma ha fatto sì che il rafforzamento della comunità, delle reti sociali, diventasse una delle priorità nel mio programma elettorale. Nei piccoli centri c'è una migliore qualità della vita, le persone si conoscono e si sentono più protette. Nelle grandi città, invece, sono venute meno le reti sociali e a farne le spese sono soprattutto i soggetti più deboli, a rischio di esclusione sociale.

I luoghi di incontro, come possono esserlo i Centri di Ascolto, servono a conoscersi, chiacchierare, scambiarsi informazioni ed emozioni, e quindi a superare le paure e le insicurezze acuite dalla grave crisi economica in atto.

Porterò avanti politiche di welfare da realizzare a livello di quartiere, seguendo un approccio a rete dei servizi, sia quelli a gestione centralizzata che municipale.

La vita delle donne della nostra città sarà tutelata. Mi piacerebbe l’istituzione di una rete di sportelli di ascolto, centri di accoglienza e antiviolenza estesa all’intera città, che metta in dialogo forze dell’ordine, personale dei servizi sociali di prossimità e sanitari, istituzioni territoriali e Terzo Settore.


La Redazione

Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Maggio 2016 15:24
 
TROVA IL LAVORO GIUSTO PER TE PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
Giovedì 28 Aprile 2016 09:32

 

TROVA IL LAVORO GIUSTO PER TE

Workshop

 

Per trovare il lavoro giusto per ognuno è fondamentale chiarire preventivamente con se stessi obiettivi e desideri.

Uno dei segreti che consente di migliorare l’approccio alla ricerca del lavoro è conoscere se stessi e cosa si vuole. Dunque, la prima cosa da fare quando si inizia a cercare lavoro è di porsi alcune domande che ci permettono di avere un’idea più chiara del tipo di occupazione che si desidera ricercare e del tipo di “prodotto” che si è in grado di offrire sul mercato del lavoro.


Di questo si parlerà a partire da giovedì 19 maggio 2016 durante il primo dei 4 incontri del workshop di 8 ore "TROVA IL LAVORO GIUSTO PER TE" che si terranno presso la Libera Accademia di Roma (LAR) in Viale Giulio Cesare, 78 (Metro A Ottaviano).

 

Il percorso permette di mettere a punto un progetto professionale individuale attraverso l’analisi sistematica delle caratteristiche personali e lavorative condotta in colloqui strutturati anche con l’utilizzo di materiali appositi quali questionari e schede di autoanalisi.


In particolare si parlerà di competenze, ossia di quel patrimonio complessivo di risorse personali a cui ciascuno di noi attinge quando si trova ad affrontare una sua prestazione lavorativa o il suo percorso professionale.


L'obiettivo del corso è recuperare le esperienze più significative maturate nel corso della vita, anche quella svolte fuori dal contesto lavorativo, per acquisire consapevolezza sulle proprie conoscenze, capacità operative e stile personale.

 

Il workshop, la cui metodologia prevede incontri in aula, gruppi di lavoro e role playing, si articola in quattro moduli:

- Scoprire le risorse individuali: le proprie attitudini, caratteristiche, interessi, valori

- Valutare il proprio potenziale

- Elaborare le competenze

- Definire il progetto di inserimento professionale.


I destinatari sono persone che intendono trovare una nuova soluzione lavorativa; lavoratori che desiderano fare il punto sul proprio sviluppo professionale al fine di veder riconosciute dall’azienda le competenze acquisite e richiedere avanzamenti di carriera; persone che cercano uno sviluppo professionale e di carriera; disoccupati che cercano nuove opportunità di lavoro; persone che intendono reinserirsi nel mondo del lavoro dopo un periodo di lontananza.

 

Calendario/orario

Giovedì 19 maggio - 26 maggio - 9 giugno - 16 giugno 2016, dalle ore 17 alle ore 19.


È possibile iscriversi entro le ore 13:00 del 13 maggio 2016 e il costo dell'intero workshop è di €80,00 a persona.

 

Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza.


Per scaricare la scheda informativa, clicca QUI.



La docente, Cotrina Madaghiele, presidente e fondatrice dell'Associazione Genere Femminile, laureata in Sociologia, è relatrice, moderatrice, organizzatrice di seminari, convegni, gruppi di sostegno; ha ideato, organizzato e gestito tre edizioni di gruppi di sostegno per donne licenziate, disoccupate, inoccupate, in cerca di lavoro al fine di condividere il disagio scatenato dalla perdita del lavoro e aiutare la persona a spezzare l’isolamento sociale e riattivare le proprie risorse.


Per informazioni su come iscriversi e costi:

Libera Accademia di Roma - 06 37716304 - 06 37716305 (da lun. a ven. ore 9-18)

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - www.accademialar.it


Per altre informazioni:

Cotrina Madaghiele, Associazione Genere Femminile

cell. 347 9091265 - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

347 9091265

Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Aprile 2016 09:47
 
II EDIZIONE "COME COSTITUIRE E GESTIRE UN CENTRO DI ASCOLTO" PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
Giovedì 07 Aprile 2016 16:01

COME COSTITUIRE E GESTIRE UN CENTRO DI ASCOLTO

II EDIZIONE

Corso di formazione


Roma - Partirà sabato 14 maggio 2016 il primo dei 4 incontri della
II edizione del corso di formazione di 20 ore "Come costituire e
gestire un Centro di Ascolto" che si terranno presso la Libera
Accademia di Roma (LAR) in Viale Giulio Cesare, 78 (Metro A Ottaviano).


Obiettivi e risultati attesi

Un Centro di Ascolto (CA) è una istituzione creata per incontrare,
ascoltare e aiutare le persone che vivono situazioni di disagio o di
difficoltà finalizzata a contribuire alla diffusione di una cultura della
solidarietà.

Il CA è anche un luogo di mediazione in cui si intuiscono i cambiamenti
socioculturali in atto.

La costituzione di un CA non può essere improvvisata perché ha
specifiche finalità che richiedono metodo e rigore: prevede
un’impostazione precisa, esige preparazione e la configurazione
ad un modello e ad uno stile.

La formazione degli operatori è essenziale per lavorare con
correttezza e rispetto.

Per essere dei buoni operatori bisogna essere formati. Spesso si è
tentati di credere che la buona volontà, una generica attitudine a fare
del bene o, magari, l’essere professionisti (avvocato, psicologo, medico..)
sia sufficiente per essere dei buoni operatori di un CA.

L’esperienza ci insegna, invece, che il mettersi in ascolto di una
persona che vive uno stato di disagio (economico, relazionale ecc.)
è un fatto assai complesso che esige necessariamente una specifica
preparazione e formazione.

L'obiettivo del corso è trasferire ai partecipanti le competenze e le
informazioni per costituire e/o lavorare in un CA.


Al termine del corso i partecipanti saranno in grado di:

- costituire e gestire un CA

- orientarsi tra i principali contributi e finanziamenti, leggere
un bando e presentare delle proposte progettuali.


I contenuti del corso saranno i seguenti: Cosa è il Centro
Ascolto e come è organizzato - Le funzioni e gli ambiti di intervento
- La forma giuridica - Come reperire le risorse economiche -
La lettura dei bandi e la compilazione dei formulari - Come
strutturare un progetto di sportello/centro - L'accoglienza e
l'ascolto - Le figure professionali necessarie e il lavoro d’équipe -
Il colloquio e la comunicazione interpersonale - La conoscenza
del territorio: la rete.


Il corso è destinato a soggetti appartenenti alle seguenti categorie:
animatori socio-assistenziali e operatori sociali; laureati in
materie
umanistiche-sociali; volontari; impegnati all'interno di organizzazioni del Terzo Settore; operatori e attivisti di associazioni; persone interessate al tema.


Calendario/orario

14 maggio - 28 maggio - 11 giugno - 25 giugno 2016 (sabato)
Ore 9:30-14:30



Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza.


Costo dell'intero corso

€ 200,00 a persona


Per informazioni su come iscriversi:

Libera Accademia di Roma (LAR) - 06 37716304 - 06 37716305 (da lun. a ven. ore 9-18)

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

www.accademialar.it/CENTRO-DI-ASCOLTO.html


Per scaricare la scheda informativa, clicca QUI.


Ultimo aggiornamento Sabato 07 Maggio 2016 13:41
 
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