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Le donne al Parlamento PDF Stampa E-mail
Scritto da Barbara Di Giorgio   
Martedì 22 Novembre 2011 00:00

Nell’anno 391 a.C. quando Atene si trova ormai in crisi dopo la sconfitta contro Sparta e la vittoria di quest’ultima nella battaglia di Egospotami nel 404 a. C., Aristofane, commediografo greco, mette in scena un’opera coraggiosa: “Le Ecclesiazuse”, tradotto in “Le donne al Parlamento”, dove il governo della città di Atene viene affidato alle sole donne, con l’applicazione di un comunismo dei beni e dei rapporti sessuali.
Prassagora, l’eroina della commedia, invita le donne di Atene, da tempo sottoposte ad una vita di oltraggi e di ingiustizie, a dar vita ad un espediente: travestirsi da uomini per prendere il potere in Assemblea e legiferare a favore delle donne. Così facendo le donne in abiti maschili si attribuiscono ogni potere decisionale stabilendo la comunanza dei beni, la fine dei processi e dell’infame consuetudine della delazione. Le donne sembrano essere le sole in grado di dar vita ad una comunanza dei beni perché dotate di lungimiranza e saggezza. Gli stessi personaggi maschili della commedia riconoscono loro tali qualità che vediamo ben espresse nelle parole di Cremete: “E poi le donne si prestano tra loro vestiti, gioielli, coppe, soldi, da sole a sole, senza bisogno di testimoni, e restituiscono tutto senza tirare a fregarsi – che è quello che fa la maggior parte di noi”. Le donne appaiono quindi diverse, lontane dall’individualismo maschile, aduse alla condivisione dei propri beni e soprattutto complici.
Ancora Prassagora, e Aristofane per mezzo di lei, si esprimono chiaramente dicendo: “Non ci saranno più rapine, né invidie verso i vicini, nessuno sarà più nudo o povero, nessuno offenderà, nessuno sequestrerà i pegni dei debitori … È necessario che tutti abbiano tutto in comune e da ciò traggano i propri mezzi di sostentamento; non più che uno sia ricco e un altro miserabile; che uno abbia molta terra da coltivare e un altro neppure quella per esservi sepolto … Tutti i mezzi di vita devono essere in comune e uguali per tutti”.
Però le donne osano qualcosa di più e stanche di sentirsi proprietà degli uomini stabiliscono anche delle regole che garantissero la libertà dei costumi sessuali rendendole più libere, costringendo però gli uomini giovani ad unirsi con donne anziane e brutte, prima di poter amoreggiare con fanciulle giovani e belle. Qui il progetto delle donne comincia a vacillare, poiché gli uomini non sono affatto pronti ad una tale direttiva, finendo così per lasciar naufragare il sogno delle donne in un esito grottesco con un giovane innamorato conteso da tre vecchie megere.
Ebbene, al di là della comicità di certe situazioni, la lettura di tale commedia risulta godibile e utile nel far notare come in una società in crisi, il pensiero dei più lungimiranti tra gli uomini vada alla donna e ai talenti a lei riconosciuti. Aristofane e poi Platone vedranno solo in lei la persona in grado di superare le barriere del personalismo maschile, latore della corruzione e del disfacimento dei costumi, proponendo la donna in qualità di governante in grado di tessere l’ordito della realtà politica del tempo. L’attenzione posta sull’abolizione dei processi, sull’odioso uso della delazione e sulla ripartizione equa dei beni, non può non farci riflettere oggi, in tale contesto storico. Certamente parossistica è la comunione dei rapporti sessuali, ma Aristofane voleva con tale proposta fare il verso in modo irriverente a tanta ipocrisia maschile, sforzandosi di dare voce ai corpi sfruttati delle donne greche, pronte a rianimarsi e a collaborare in qualità di vere sorelle, quando forte era l’anelito di una società migliore, lasciando dietro gli uomini, persi tra i loro egoistici e macchinosi disegni, alla affannosa ricerca di una soluzione che sembrava sempre più lontana.
Barbara Di Giorgio

 

Ultimo aggiornamento Domenica 22 Gennaio 2012 15:30
 
Nuovo Regolamento taxi Roma, prevista norma per maggiore sicurezza delle donne PDF Stampa E-mail
Scritto da Cotrina Madaghiele   
Mercoledì 09 Novembre 2011 00:00

«Oggi è una giornata importante anche per quanto attiene l’applicazione delle Pari Opportunità ad una delibera che riguarda il servizio relativo al trasporto pubblico non di linea. Oltre ad una riduzione tariffaria per le donne che viaggiano sole in orario notturno, è stato previsto che il tassista, al termine della corsa, nell’orario compreso tra le ore 22 e le ore 7, debba attendere in vettura che le donne sole abbiano fatto ingresso all’interno dell’indirizzo di destinazione.
Un elemento qualificante che avrà una ricaduta concreta sul principio fondamentale della libertà di circolazione delle donne a qualunque ora, anche grazie all’assistenza da parte degli oltre 7000 tassisti romani che costituiranno un punto di riferimento in più per le donne che circolano di notte.  Visto che il nuovo regolamento prevede anche che una quota di vetture siano adibite al trasporto dell’utenza disabile, sono certa che l’Assessore alla Mobilità interverrà quanto prima per l’emissione del secondo bando, volto a dotare finalmente Roma di un adeguato servizio che consenta una mobilità accessibile a tutti gli utenti, al pari, dunque, di tutte le altre grandi Capitali europee».
Lo ha dichiarato Lavinia Mennuni, delegato del Sindaco per le Pari Opportunità e membro della Commissione Mobilità di Roma Capitale.

Ultimo aggiornamento Domenica 22 Gennaio 2012 15:31
 
Le chef donne vincono PDF Stampa E-mail
Scritto da Cotrina Madaghiele   
Giovedì 17 Novembre 2011 00:00

Giunta alla quinta edizione, la Guida di "Identità Golose" ai ristoranti d’autore è diventata una valida alternativa per chi non ha voglia di affidarsi solo a stelle, forchette e cappelli: in questa guida, infatti, i locali sono segnalati anche in base alla giovane età dei loro chef. Una bella idea per valorizzare i nuovi talenti.
Nell’edizione 2012, di ristoranti ce ne sono 646, per 27 paesi in tutto il mondo.
Le donne sono protagoniste anche nella sezione dei premi speciali: un poker di nomi di tutto rispetto che dalla loro hanno in comune non solo bravura, esperienza e capacità ma anche la caratteristica di essere tutte sotto i “trenta”.
Rimaniamo in attesa del prossimo congresso di Identità Golose a Milano (5-6 febbraio 2012), che vedrà per la prima volta una sezione interamente dedicata all’alta cucina tutta al femminile con "Identità Donna" .

Ultimo aggiornamento Domenica 22 Gennaio 2012 15:31
 
Eleggiamo più donne PDF Stampa E-mail
Scritto da Cotrina Madaghiele   
Sabato 12 Novembre 2011 00:00

Molti Italiani sono esasperati, e con ragione, dalla nostra classe politica. accusano la "casta" di corruzione, le attribuiscono gli sprechi di denaro pubblico e la ritengono interessata solo ai propri privilegi. Come fare, allora, per migliorare la qualità dei nostri politici? Ecco una risposta semplice: eleggiamo più donne.
Non è una battuta. Una serie di paper sui governi locali in India e in Brasile lo dimostra. In particolare un lavoro di Ugo Troiano, un studente di dottorato a Harvard e di Fernanda Brollo, una ricercatrice brasiliana, ha studiato le elezioni comunali in Brasile.
Questo paper dimostra che i sindaci- donna brasiliani commettono meno crimini legati alla corruzione, come per esempio l'allocazione irregolare di appalti pubblici, o atti di falso in bilancio. Inoltre riescono a ottenere maggiori trasferimenti discrezionali dall'amministrazione centrale. Insomma ricevono più fondi e li spendono meglio. Sembrano più efficienti e più oneste dei loro colleghi sindaci uomini.
Per sapere che l'effetto è dovuto al sesso del sindaco o ad eventuali altri fattori  i due autori usano una metodologia molto intelligente.

Sembrerebbe proprio che l'essere donna riduca la propensione alla corruzione. Del resto questo risultato è consistente con il fatto che le donne commettono molti meno crimini, di ogni tipo, degli uomini e questo non solo in Brasile. Perché ciò sia così, forse è una questione di testosterone o di come sono state educate le donne, ovvero a essere più remissive e meno aggressive. Ma il fatto è che, almeno in Brasile, eleggere donne riduce la corruzione politica.

(Alberto Alesina, http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-se-provassimo-con-le-donne/2166099/8 - 11.11.2011)

Ultimo aggiornamento Domenica 22 Gennaio 2012 15:32
 
New York, il bus consentito solo agli uomini. Una passeggera si ribella. PDF Stampa E-mail
Scritto da Cotrina Madaghiele   
Martedì 08 Novembre 2011 00:00

Sul bus B110 del quartiere di Brooklyn, popolato prevalentemente da ebrei hassidici, vige la regola per cui solo agli uomini è consentito sedere davanti. Nei giorni scorsi è successo che una passeggera ha detto «no» ed è andata a prendere posto nei sedili anteriori: il gesto ha provocato le rimostranze dei presenti e fatto scoppiare il caso. La linea - che collega il quartiere trendy di Williamsburg e quello di Borough Park, due tra le aree di New York con la maggiore concentrazione di ebrei hassidici (ultra ortodossi) - è accusata di discriminazione sessuale.

L'autobus B110 è pensato per servire prevalentemente questa comunità ed è affidato in gestione a un'azienda privata, che ha un consiglio di consulenti rabbini che hanno decretato che i passeggeri maschi debbano sedere nelle file davanti, mentre le donne in quelle in fondo, per evitare "inaccettabili" contatti tra sessi. Eppure, rilevano in tanti, il mezzo tecnicamente non è privato, ma solo affidato in gestione e deve quindi restare aperto a tutti i passeggeri e a bordo devono valere le stesse regole di tutti altri spazi pubblici. «Questa è un'azienda privata, ma il servizio è pubblico», ha dichiarato al New York Post, Seth Solomonow, portavoce del Dipartimento dei Trasporti di New York. «L'azienda deve quindi attendersi alle leggi». Che prevedono uguali diritti tra uomo e donna. Incluso quello di sedersi in prima fila.

http://www.vanityfair.it/news/mondo/2011/11/08/brooklyn-apartheid-ebrei (08.11.2011)

Ultimo aggiornamento Domenica 22 Gennaio 2012 15:31
 
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