APPROVATO IN SENATO IL DISEGNO DI LEGGE N. 1200/2019

Approvato in Senato il disegno di legge n. 1200/2019 di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.

Ribattezzato “Codice rosso” introduce i reati di revenge porn, sfregi e matrimoni forzati, impone pene più severe per reati commessi in contesti familiari o nell’ambito di rapporti di convivenza e aumenta le pene per violenza sessuale e stalking.

Nello specifico, il provvedimento stabilisce che la polizia giudiziaria dovrà comunicare al pubblico ministero le notizie di reato relative a maltrattamenti, stalking, violenza sessuale e lesioni aggravate compiute all’interno del nucleo familiare o tra conviventi; la vittima dovrà essere ascoltata dal magistrato entro massimo tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato. Nel caso venga accertata la violenza, il responsabile potrà essere condannato ad una pensa detentiva dai tre ai sette anni; la pena potrà essere aumentata fino alla metà se la violenza è avvenuta davanti ad un minore, ad un disabile o ad una donna incinta, o se l’aggressione è armata.

Sono state aumentate le pene per chi commette stalking o violenza sessuale. Nel primo caso la pena detentiva passa dai 6 mesi-5 anni al minimo di un anno e massimo di 6 anni e 6 mesi, mentre nel secondo, le pene passano a 6-12 anni, quando la reclusione minima è di 5 anni e quella massima di 10. Inoltre, nel caso di atti sessuali con minori di 14 anni ai quali è stato consegnato o anche solo promesso, denaro o altra utilità, la violenza diventa aggravata.

È stato introdotto un nuovo reato per chi provoca la deformazione dell’aspetto della vittima, con lesioni permanenti al viso. La pena è la reclusione da otto a quattordici anni, mentre, se lo sfregio causa la morte del danneggiato, la pena è l’ergastolo.

Chi, invece, commette il reato di revenge porn (chiunque diffonda, consegni, ceda, invii o pubblichi foto o video a contenuto sessuale di una persona senza il consenso della stessa, per vendicarsi dell’ex, dopo la fine della relazione) rischia da uno a sei anni di carcere e la multa fino da 5 a 15mila euro, Prevista la medesima pena per chi riceve immagini hard e le diffonde senza il consenso delle persone rappresentate. La pena è aumentata se il reato è commesso dal partner o da un ex o se il reato è compiuto mediante strumenti informatici e telematici.

È punito con una pena da uno a cinque anni chi induce un altro a contrarre matrimonio usando violenza, minacce o approfittando di un’inferiorità psico-fisica o per motivi religiosi. Se l’autore del fatto coinvolge un minorenne la pena aumenta a 2-6 anni ed è aggravata della metà se danneggia un minore di 14 anni.

Nel caso di condanna per reati sessuali, la sospensione condizionale della pena è subordinata alla partecipazione a percorsi di recupero, organizzati ad hoc da enti o associazioni che si occupano di assistenza psicologica, prevenzione, e recupero di soggetti condannati per reati sessuali.

Di seguito il link al DDL N. 1200/2019

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01107220.pdf

Il quadro giuridico italiano per combattere la violenza contro le donne si è evoluto nel tempo. Ma ormai sappiamo che le leggi, per quanto evolute ed efficaci, non sono sufficienti, non basta la sola repressione.

Il nostro è un Paese in cui, in fatto di violenza sulle donne, regnano ancora pregiudizi e stereotipi di genere.

Ma se è vero che la violenza fa parte di un retaggio culturale che affonda le radici nei secoli e anche per questo difficile da estirpare, la si può almeno contenere e prevenire.

Allora, sosteniamo la condivisione delle responsabilità domestiche e di cura, mettiamo in discussione i ruoli tradizionali, rinegoziamo nuovi ruoli di genere. In famiglia occorre trasmettere ai piccoli l’idea che i ruoli femminili e maschili sono intrecciati e sovrapposti, che sono flessibili.

Ripensiamo ruoli di genere più equilibrati e paritari, ad un accordo tra le parti.

Combattiamo gli stereotipi di genere il cui uso conduce a una percezione rigida e distorta della realtà, che si basa su ciò che noi intendiamo per “femminile” e “maschile” e su ciò che ci aspettiamo dalle donne e dagli uomini.

Ecco, allora, che ritorna la riflessione sul ruolo del sistema educativo nella formazione della personalità civica e sociale dei giovani cittadini di domani e la necessità dell’insegnare a scuola l’educazione alla parità dei sessi e il rispetto reciproco.

L’educazione alla parità e al rispetto delle differenze nelle scuole è uno strumento essenziale di contrasto alle discriminazioni di ogni tipo e alla violenza sulle donne

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