APPROVATO IN SENATO IL DISEGNO DI LEGGE N. 1200/2019

Approvato in Senato il disegno di legge n. 1200/2019 di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.

Ribattezzato “Codice rosso” introduce i reati di revenge porn, sfregi e matrimoni forzati, impone pene più severe per reati commessi in contesti familiari o nell’ambito di rapporti di convivenza e aumenta le pene per violenza sessuale e stalking.

Nello specifico, il provvedimento stabilisce che la polizia giudiziaria dovrà comunicare al pubblico ministero le notizie di reato relative a maltrattamenti, stalking, violenza sessuale e lesioni aggravate compiute all’interno del nucleo familiare o tra conviventi; la vittima dovrà essere ascoltata dal magistrato entro massimo tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato. Nel caso venga accertata la violenza, il responsabile potrà essere condannato ad una pensa detentiva dai tre ai sette anni; la pena potrà essere aumentata fino alla metà se la violenza è avvenuta davanti ad un minore, ad un disabile o ad una donna incinta, o se l’aggressione è armata.

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LE TEMATICHE DI GENERE NELLA PROGRAMMAZIONE SCOLASTICA

La prima causa della violenza maschile sulle donne, che non è solo fisica ma anche psicologica ed economica, sta nella discriminazione che le donne subiscono a causa della cultura patriarcale dominante.

Restare indifferenti, o relegare alle donne queste tragiche problematiche, è una forma di connivenza.

La lunga coda di violenze e soprusi nei confronti delle donne, di cui quotidianamente veniamo a conoscenza, lancia necessariamente messaggi di allarme su quelle che sono le relazioni tra generi e impone di riconsiderare il modello educativo in alcune sue parti.

Serve, in particolare, rivalutare i percorsi formativi e didattici promuovendo il superamento degli stereotipi di genere attraverso un’educazione alla differenza lungo tutto il percorso scolastico affinché la cultura che tenga conto delle differenze sia un valore aggiunto alle relazioni tra uomini e donne.

In realtà, solo da pochi decenni si è potuto descrivere questa forma di relazione che è la violenza di un individuo su un altro di genere sessuale diverso. Si cominciano, così, a evidenziare e contare le uccisioni che prima rimanevano sullo sfondo della cronaca, quelle di donne da parte di uomini, anche familiari e conoscenti.

Prende, così, forma il discorso pubblico intorno al fenomeno della violenza maschile sulle donne ed alla sua portata.

La violenza di genere può essere veicolata e radicarsi nella cultura prevalente attraverso discorsi e immagini stereotipate che propongono modelli di rappresentazione delle relazioni tra uomini e donne fortemente asimmetrici.

Accade che le donne restino imprigionate in ruoli stereotipati di subordinazione e sudditanza rispetto agli uomini; in un destino di invisibilità, di silenziosa acquiescenza a compiti e doveri, alla definizione dei quali il linguaggio contribuisce in modo significativo e si fa strumento di trasmissione di ruoli sociali che le donne assumono come “naturali” legittimando il dominio maschile sull’altro sesso.

Iniziative progettuali e interventi nei luoghi della formazione costituiscono lo strumento principale per evitare che le nuove generazioni facciano propri modelli di comportamento e relazione con l’altro sesso asimmetrici e sessisti.

La scuola è il contesto privilegiato in cui intervenire per prevenire il diffondersi e il radicarsi di culture sessiste e misogine. L’istituzione scolastica diventa il luogo ideale per fornire modelli alternativi, proprio perché, qui a differenza della famiglia e del contesto sociale allargato, le relazioni sono importanti, ma meno coinvolgenti e libere da condizionamenti.

“La scuola dovrebbe farsi garante nell’aiutare i ragazzi a consapevolizzare la propria identità di genere, rispettando e non prevaricando quella altrui. Se è vero che essere maschi o femmine è un dato di fatto incontrovertibile e che quindi sia ipotizzabile che non sia un qualcosa sottoponibile ad insegnamento, è anche un dato di fatto che, finora, donne e uomini non hanno avuto, nel corso della storia, la stessa libertà di espressione, di conseguenza qualcosa non ha funzionato e ne paghiamo tutti un prezzo, catene ben visibili per le prime ed altre meno visibili per i secondi.

Per fermare la violenza e per rapporti più sani ed equilibrati tra i generi o partiamo dalla scuola o perdiamo una grande occasione di cambiamento sociale e culturale, perché possiamo legiferare quanto ci pare, ma, se non tocchiamo profondamente le coscienze, otterremmo imposizioni che si sostituiscono ad imposizioni, solo con nomi più raffinati”[1].

Queste azioni educative, proprio per la loro specifica valenza, non devono essere un intervento sporadico, ma devono rientrare in una programmazione continua all’interno del sistema scolastico, anche sulla scia di quanto già avviene a livello europeo.

L’obiettivo dovrà essere quello di superare gli ostacoli che limitano, di fatto, la piena e autonoma soggettività, qualificando e riconoscendo valore alle differenze di genere, per una qualità delle relazioni tra donne e uomini non più basata sulla negazione del reciproco rispetto, dignità e libertà delle scelte.

Sembra opportuno includere le tematiche di genere nella programmazione scolastica. Si rivela fondamentale produrre gli opportuni strumenti di conoscenza per realizzare, quanto prima, una nuova cultura delle relazioni, della reciprocità e della condivisione di responsabilità tra uomini e donne. Tutto questo sarò possibile solo con il contributo di tutto il mondo della scuola.

 

[1] De Maglie M., Parità di genere: ripartiamo dalla scuola, legiferare non basta,  in http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/05/parita-di-genere-ripartiamo-dalla-scuola-legiferare-non-basta/973443