L’immagine della donna nella pubblicità italiana

COSTITUZIONE ITALIANA – Art. 21
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Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

 

Camminare per le strade delle nostre città significa posare lo sguardo sulle affissioni che ne rivestono i muri. In esse, come nella maggior parte delle campagne pubblicitarie attuali, protagonista è la donna, o meglio è l’immagine che di essa ci restituisce quella fabbrica di sogni e d’illusioni che è la pubblicità[1].  

Pubblicità sessista

 

La pubblicità è stata una delle prime forme di comunicazione di massa ad essere analizzata e criticata nella rappresentazione dei ruoli sessuali.

La pubblicità non consiste tanto nel descrivere un mondo reale, ma piuttosto nel creare un modo di essere un soggetto, sollecitare una certa idea di sé. La pubblicità, come la vediamo nella TV oppure nelle riviste, ha come scopo primario quello di vendere prodotti.

In realtà però succede molto di più: vengono trasmessi intenzionalmente anche valori, immagini, concetti di amore e sessualità, di successo e romanticismo, aspetti che creano ideali e definiscono quindi cosa siamo e cosa dovremo essere.

Cosi la donna già da ragazza impara che deve spendere un’immensa quantità di tempo, energia e soprattutto soldi sforzandosi per poter raggiungere questo ideale di donna, e vergognarsi quando invece non rappresenta o raggiunge questo ideale.

Molte ricerche hanno dimostrato che le immagini di donne idealizzate non solo influiscono negativamente sull’autostima femminile, ma influiscono anche sulla percezione che gli uomini hanno sulle donne.

La donna nella pubblicità appare come un oggetto ed è trasformata in una proiezione del desiderio dell’uomo.

Pubblicità offensiva nei confronti delle donne.

 

È un dibattito che dura da anni, quello sulla donna e il suo corpo visti come oggetti, negli spot così come negli show televisivi.

Ma guardando questa serie di manifesti pubblicitari d’epoca, possiamo ricordarci di quanto il sessismo sia difficile da sradicare[2].

Pubblicità sessista
Pubblicità sessista
Pubblicità sessista
Pubblicità sessista

I media continuano a veicolare immagini lesive della dignità della donna, soprattutto nella pubblicità.

Dalla seducente alla stupida, alcune campagne diventano sempre più lesive nei confronti dell’immagine femminile.

Guardando queste foto a cosa pensate? Sono immagini ambigue con un chiaro doppio senso.

Pubblicità sessista
Pubblicità sessista
Pubblicità sessista

Pubblicità sessista

Pubblicità sessista

 

La bellezza, con tutti gli attributi che essa comporta (l’essere giovani, magre, slanciate, toniche, senza rughe, ecc), è un imperativo fondamentale per raggiungere la propria realizzazione e l’accettazione da parte del mondo maschile. L’identità delle donne deve, cioè, presupporre la loro bellezza affinché restino vulnerabili all’approvazione esterna“.

Naomi Wolf, Il mito della bellezza

L’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) è l’ente privato che regolamenta la comunicazione commerciale per una corretta informazione del cittadino-consumatore e una leale competizione fra le imprese.

Pubblicità sessista

Ogni anno in Italia vengono diffuse migliaia di comunicazioni commerciali attraverso i più diversi mezzi. La maggior parte di esse rispetta le regole sancite dal Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, ma se ritenete che per alcune non sia così, potete segnalare il messaggio allo IAP.

La sua azione si svolge sia d’ufficio, attraverso un’attività di monitoraggio dei messaggi diffusi, sia grazie alle segnalazioni del pubblico.

Per segnalare i messaggi che si ritengano scorretti basta inviare un form online

https://www.iap.it/le-attivita/per-i-cittadini/inviare-una-segnalazione/

 

 

[1] Papakristo P.C., Strega o madonna: l’immagine della donna nella pubblicità italiana in Sobrero R., (a cura di), Quando la comunicazione è attenta al genere, Collana Comunicazione Sociale, volume 1, Milano 2014
[2] http://d.repubblica.it/argomenti/2012/02/21/foto/vecchie_pubblicita_sessiste-862935/1/#media