Le violenze all’interno delle relazioni

Violenze sessuali, violenze fisiche su donne e bambine, violenze domestiche, femminicidi. Sono tante, tantissime le donne uccise per mano di uomini respinti. In Italia, ma non solo. Le vittime sono di ogni età, religione, razza, Paese, classe sociale.

Poi ci sono quelle uccise da mariti, ex mariti, fidanzati, ex fidanzati, padri, compagni, ex compagni. È il dramma della violenza legato all’amore che finisce, la violenza che avviene all’interno di una relazione sentimentale.

Sono i cosiddetti delitti passionali come vengono erroneamente definiti dalla cronaca quasi come fossero questioni di famiglia, questioni private. La violenza domestica non viene ancora percepita come un crimine.

Invece questi sono delitti, omicidi di una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna, in quanto donna.

La violenza di genere riguarda soprattutto i contesti in cui le donne sono più libere di scegliere della propria vita. Il fenomeno cresce con l’aumentare dell’emancipazione, cresce quando le donne si rendono autonome attraverso il lavoro, cresce quando le donne scelgono di lasciare un uomo che non amano più.

Si tratta, in ogni caso, di uomini dalla personalità fragile, di menti fragili e per niente evolute per cui infliggere la morte alla donna che li ha lasciati è averne il possesso supremo.

Predomina l’idea maschile di relazione con le donne basata sul possesso e sulla subordinazione femminile al potere maschile, ossia una visione proprietaria e distruttiva degli affetti.

Complice di tutto questo è il contesto sociale patriarcale. Nonostante i profondi cambiamenti socio-culturali, le forme di comunicazione in famiglia tendono ancora a sottolineare la differenza di genere secondo immagini stereotipate: si incoraggiano atteggiamenti, comportamenti e ruoli ritenuti più adatti per un maschio o per la femmina.

Anche il sistema scolastico è responsabile e portatore di stereotipi di genere: i bambini sono incentivati a esprimere forza, razionalità, oggettività, creatività, ad aspirare a ruoli di rilievo mentre alle bambine sono richieste tranquillità, passività, soggettività, docilità, aspirazione a ruoli privati e educativi, dedizione alla famiglia.

Il mondo dell’associazionismo e del volontariato, in questi anni, è intervenuto generosamente, ma i centri antiviolenza e i centri di ascolto restano insufficienti e ricevono pochi finanziamenti. Così come poche sono le risorse destinate alla prevenzione.

Le Istituzioni devono necessariamente riflettere sull’opportunità di nuove modalità di collaborazione tra pubblico e privato, in un momento in cui il welfare tradizionale non riesce più a far fronte in maniera efficace a tutte le esigenze.

Infine, il cambiamento deve venire dalla cultura, dall’educazione, dalle leggi, dall’insegnamento alla parità dei sessi e al rispetto reciproco, dalla promozione, nel mondo della ricerca scientifica, nella scuola e in tutto il percorso formativo, di una cultura rispettosa della dignità di donne e uomini.

La normativa in materia di pari opportunità e violenza di genere

Raccolta dei principali provvedimenti normativi, di regolamentazione e di programmazione a carattere nazionale inerenti la materia delle pari opportunità e la violenza di genere.

Legge 19 luglio 2019, n. 69

Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere (GU n.173 del 25-7-2019 ). Entrata in vigore del provvedimento: 09/08/2019

https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2019;69

Ribattezzato “Codice rosso” introduce i reati di revenge porn, sfregi e matrimoni forzati, impone pene più severe per reati commessi in contesti familiari o nell’ambito di rapporti di convivenza e aumenta le pene per violenza sessuale e stalking.

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Approvato in Senato il Disegno di Legge n. 1200/2019

Approvato in Senato il disegno di legge n. 1200/2019 di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.

Ribattezzato “Codice rosso” introduce i reati di revenge porn, sfregi e matrimoni forzati, impone pene più severe per reati commessi in contesti familiari o nell’ambito di rapporti di convivenza e aumenta le pene per violenza sessuale e stalking.

Nello specifico, il provvedimento stabilisce che la polizia giudiziaria dovrà comunicare al pubblico ministero le notizie di reato relative a maltrattamenti, stalking, violenza sessuale e lesioni aggravate compiute all’interno del nucleo familiare o tra conviventi; la vittima dovrà essere ascoltata dal magistrato entro massimo tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato. Nel caso venga accertata la violenza, il responsabile potrà essere condannato ad una pensa detentiva dai tre ai sette anni; la pena potrà essere aumentata fino alla metà se la violenza è avvenuta davanti ad un minore, ad un disabile o ad una donna incinta, o se l’aggressione è armata.

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Le tematiche di genere nella programmazione scolastica

La prima causa della violenza maschile sulle donne, che non è solo fisica ma anche psicologica ed economica, sta nella discriminazione che le donne subiscono a causa della cultura patriarcale dominante.

Restare indifferenti, o relegare alle donne queste tragiche problematiche, è una forma di connivenza.

La lunga coda di violenze e soprusi nei confronti delle donne, di cui quotidianamente veniamo a conoscenza, lancia necessariamente messaggi di allarme su quelle che sono le relazioni tra generi e impone di riconsiderare il modello educativo in alcune sue parti.

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