La storia degli stereotipi di genere comincia con le favole

“Se analizziamo una fiaba, tra le più comuni, come Cappuccetto Rosso, leggiamo la storia di una bambina mandata in giro per i boschi da una madre irresponsabile; per la risoluzione del problema, si deve porre fiducia della presenza di un maschio nel posto giusto al momento giusto: il cacciatore coraggioso.

Quando Biancaneve è ospitata dai nani, che vanno al lavoro, tiene la loro casa in ordine (lava, pulisce, cucina cantando felice); poi riesce a mettersi negli impicci accettando la prima mela che le viene offerta da una sconosciuta e se ne tira fuori grazie ad un uomo, il Principe Azzurro.

Cenerentola è il prototipo delle virtù domestiche, non muove un dito per uscire da una situazione intollerabile, senza coraggio e dignità; accetta il salvataggio che le viene offerto da un uomo sconosciuto, il Principe”[1].

Biancaneve e il principe

http://www.disney.it/principesse/principesse/ariel.jsp[4]

In una ricerca di Irene Biemmi, pubblicata nel 2010, estesa a diversi testi scolastici delle scuole primarie, emerge che nel mondo dei “libri di lettura”, il genere maschile è sovra-rappresentato rispetto a quello femminile e le caratteristiche attribuite a maschi e femmine sono differenti.

Le fiabe della tradizione propongono donne miti, passive, unicamente occupate alla propria bellezza, incapaci; le figure maschili sono attive, forti, coraggiose, leali e intelligenti.

Le figure femminili delle favole generalmente appartengono a 2 categorie: le buone e inette o le malvagie.

Nelle fiabe dei Grimm l’80% dei personaggi negativi sono femmine. Le poche figure femminili buone e positive, sono le fate che, però, non usano le proprie risorse personali, ma un magico potere conferito dall’esterno[3].

La Sirenetta

“Narrare ad altri e narrare a se stessi serve a trasmettere messaggi, a dare spiegazioni, a trasmettere modelli.

Contribuisce a costruire, parola dopo parola, il tessuto della cultura di un popolo, a registrarne i mutamenti, a indicarne le regole. Raccontare è un atto sociale, culturale, implicitamente normativo perché la narrazione indica in modo inequivocabile che cosa una cultura considera accettabile, lecito, morale e che cosa invece non lo è”[5].

I libri di lettura hanno una notevole ricaduta sulla concezione che il bambino crea su se stesso e sul mondo circostante.

Le fiabe, in particolare, contribuiscono a fissare caratteri e destini e a definire mappe di orientamento nella società, agiscono sulle rappresentazioni della vita che le persone si creano.

 

[1] Biemmi I., (2010). Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari, Ed. Rosenberg & Sellier, Torino 2010

[2] Tutti i personaggi e le immagini di Biancaneve e i sette nani sono copyright © Walt Disney e degli aventi diritto. Vengono qui utilizzati esclusivamente a scopi conoscitivi e divulgativi

[3] Cossettini E, Maschi e femmine nelle favole e nelle storie: gli stereotipi di genere nella letteratura per l’infanzia, in http://www.misurafamiglia.it/maschi-e-femmine-nelle-favole-e-nelle-storie-gli-stereotipi-di-genere-nella-letteratura-per-linfanzia

[4] Tutti i personaggi e le immagini di Biancaneve e i sette nani sono copyright © Walt Disney e degli aventi diritto. Vengono qui utilizzati esclusivamente a scopi conoscitivi e divulgativi

[5] Borgato R., La mela avvelenata, Edizioni Ferrari Sinibaldi, Milano 2013